Chi ha visto me ha visto il Padre

Dio nessuno lo ha mai visto. Afferma l’evangelista Giovanni all’inizio del suo vangelo! Eppure quel Dio, l’Altissimo, è diventato contemplabile. L’Eterno si è svelato nella puntualità della storia. L’Onnipotente si è chiuso nella debolezza di un corpo. Tutto ciò in una persona, in un volto: Gesù il Cristo! A Filippo che chiede di vedere il Volto del Padre, il Nazareno risponde: Chi ha visto me ha visto il Padre !

Gesu’ non solo ha un volto …è il volto del Padre!

Il volto più raffigurato nella storia dell’arte, in tutti i momenti della sua vita: dalla nascita all’evento parusiaco. Vi invito a contemplarlo nell’opera di Renoir: La testa di Cristo. 

Rembrandt, Testa di Cristot, 1648-50 ca. Berlin, Gemäldegalerie
Rembrandt, Testa di Cristo, 1648-50 ca. Berlin,  Gemäldegalerie

Noi siamo soliti immaginare il volto di Gesù così come ci fa comodo. Con i lineamenti e le caratteristiche che ci garbano, che la nostra natura sollecita ed il nostro amore esige. 

L’artista protestante  cercò per tutta la vita di dipingere il mistero di Dio fatto uomo. Quando, nel 1656, le sue opere furono messe all’asta, nel lungo inventario, in riferimento a tre tele raffiguranti la testa di Cristo fu scritto:   Cristus tronie vae’t Leven, letteralmente testa di Cristo dal vero. Una precisazione che ha lasciato interdetti i critici per secoli.

Cosa significava tale affermazione? Le ipotesi sono varie, nessuna è certa. Vero è che Rembrandt non si fermò a quanto l’iconografia ufficiale suggeriva ma inseguì   nel volto dei suoi contemporanei  la sua ricerca.  Il risultato è   un volto semplice, quasi banale, ma risplendente di una luce la cui sorgente è il Padre che è amore.  Non si potrebbe essere più uomo di questo nazareno, appartenente alla classe povera, che i sacerdoti hanno schernito e che la flagellazione ha  sfigurato.  Tuttavia, in questa carne miserabile frutto di un abisso di umiliazione e di tortura,  Dio risplende con una grandezza dolce e terribile.  In quei lineamenti la Luce si fa volto!