Sottomessi gli uni agli altri

Cosa possono avere in comune Gustav Klimt e san Paolo? Sicuramente ben poco! Nella produzione artistica del pittore austriaco, rappresentante dell’ art noveaux, di  religioso non c’è molto! Gli sfondi aurei e i personaggi biblici erano spunti  per raffigurare la passione umana. Eppure, senza scandalizzare nessuno,  vi propongo di ammirare il Bacio, opera del 1907, per Guardare la Parola di Dio di questa domenica.

La Liturgia della Parola proclama il celebre passo della Lettera agli Efesini che si rivolge alle mogli e ai mariti esortandoli ad una particolare condotta matrimoniale. L’espressione, tanto famosa quanto discussa, è: Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore;  il marito infatti è capo della moglie… Essa è spesso assunta ad emblema di quella sottile ma sempre presente vena maschilista che pervade la nostra cultura.

Si é giustamente sottolineato che la frase è da collocare nella sua epoca dove la donna era merce di acquisto, considerata una proprietà senza identità né giuridica né sociale. Paolo era maschilista? Certamente no! L’ Apostolo utilizza questa prassi sociale, ben nota a tutti, rivoluzionandola e portandola così ad esempio per esprimere l’amore unico e reciproco tra Cristo e la sua Chiesa.

Farsi carico dell’umanità dell’altro

In realtà nell’originale greco, il versetto manca di verbo: Αἱ γυναῖκες τοῖς ἰδίοις ἀνδράσιν-Le mogli ai propri mariti. Il verbo principale è al versetto precedente:  ὑποτασσόμενοι,  Stando sottomessi. La corretta traduzione di tutta l’espressione è quindi: Stando sottomessi gli uni gli altri nel timore di cristo,  le mogli ai propri mariti[…]”. Il verbo ὑποτάσσω nasce in ambito militare e indica sistemare (le truppe) sotto il comando di un comandante. In ambito quotidiano indica l’ atteggiamento volontario di cooperare, prendere responsabilità, e portare un carico. Sottomettersi, all’interno della dinamica coniugale, non significa  quindi annullare la libertà, ma vivere la libertà personale con quella dell’altro per un’opera comune; significa farsi carico dell’umanità dell’altro, con le sue gioie e con i suoi dolori, nella certezza del supporto  reciproco che annienta qualsiasi solitudine. Significa infine vivere una complementarietà responsabile, testimoniandola in un’epoca così complessa.

E’ proprio questa idea che si libera dal capolavoro di Klimt. L’artista  è  riuscito nel difficile, se non impossibile tentativo, di fissare l’attimo di unione pura dell’amore.  La donna, in ginocchio è  sotto-messa, ovvero avvolta dall’abbraccio protettivo del suo compagno che la sta baciando. Il volto estatico della donna ci rimanda  in una dimensione a-temporale ed a-spaziale verso cui i due innamorati sono proiettati. Vivere una storia d’amore significa librarsi verso mete che tra-scendono le nostre stesse  attese.

La scena si svolge su un prato ricco di fiori, è il richiamo all’hortus conclusus; per l’iconografia tradizionale esso indica l’interiorità personale. Ma c’è un’altra interpretazione,  nata in ambito patristico: il giardino rigoglioso è simbolo della Chiesa.

Un solo corpo

Ma ritorniamo all’epistola paolina, alla seconda parte del versetto: il marito infatti è capo della moglie.  L’intenzione dell’autore non è quella di proclamare la superiorità maschile  come traduzioni e, soprattutto intenzioni errate, hanno fatto.  Paolo non usa la parola padrone, che era comune presso gli ebrei. Usa la parola capo volendo evidenziare il suo legame con il resto del corpo. Marito e moglie sono un tutt’uno, un corpo solo, così come Cristo, annuncia Paolo, si è fatto corpo con la sua Chiesa.

Anche questo particolare è possibile leggere nel quadro viennese. Rapiti in estasi estatica, gli amanti spiccano al centro uniti in modo da confondere i propri corpi. Delle due teste, si vede la nuca dell’uomo e il volto della donna che, quasi in un gioco di complementarietà, trasmettono un’intensa  pienezza interiore. Un unico corpo ma senza annullare la propria identità e diversità: il pittore le evidenzia nelle diverse forme geometriche che spiccano sui sontuosi vestiti degli amanti: quadrati e spigolosi per l’uomo, circolari e spiraliformi per la donna.

Infine l’aura che circonda  le due  figure, per il pittore è il richiamo al trascendente superamento di qualsiasi conflitto nella ricerca della unione ideale; noi vogliamo leggervi il rimando all’unione di Cristo con la sua Chiesa.