L’ultimo di tutti

Girare per la Galilea con il Nazareno deve essere stata, per gli Apostoli, un’esperienza unica: le parole e i gesti di quell’uomo attiravano sempre più persone. Tutto ciò li esaltava, li inorgogliva: Gesù aveva scelto solo dodici persone tra tante, quindi dovevano essere i migliori! Più bravi e capaci rispetto al resto del popolo! Ma il loro rabbì fa subito crollare i loro castelli di gloria: chi vuole seguirlo si faccia l’ultimo di tutti!

Se  è vero( come ci suggeriva il vangelo della scorsa settimana) che l’appuntamento con il Figlio di Dio avviene all’ombra della croce, il primo frutto di tale incontro è l’umiltà. La vita che fiorisce dalla croce  è una vita donata nel servizio. Questo è il nucleo pulsore  della vita cristiana. La logica  delle precedenze e dei primati viene completamente rovesciata : il primo deve farsi ultimo.

Questa settimana vi propongo di ammirare un’opera del Beato Angelico, la Madonna dell’umiltà, conservata a Washington.

Beato Angelico, Madonna dell’umilta’, 1430, National Gallery off Art, Washington

 

Il quadro fa parte di un filone iconografico mariano in uso dall’inizio del XIV secolo. La vergine non è seduta su un trono ma per terra, simbolo dell’umiltá a cui è chiamata l’intera Chiesa.  Nell’opera dell’ Angelico, Maria ha sulle ginocchia il Figlio di Dio; indossa un vestito rosso vivo, segno della sua umanità e della sua passione verso Dio, e un vaporoso mantello  azzurro con rivestimento interno aureo, segno della sua  alta dignità. E’ seduta su un sontuoso tappeto che quasi si oppone al suo sguardo umile, basso, nemmeno sfiorato da alcun alone di superbia.

Sentirsi Chiesa significa proprio questo: essere consci dell’alta dignità divina  ricevuta e contemporaneamente porre tutto a servizio degli ultimi.