La prese per mano

A casa di Pietro

La liturgia ci propone il continuo della giornata festiva di Gesù a Cafarnao. Uscito dalla sinagoga, si recò a casa di Pietro e Andrea insieme con altri due discepoli, Giacomo e Giovanni. E’ qui, nella casa che, per un certo periodo diventò la sua casa, che Marco ci presenta il primo miracolo di guarigione.

La suocera di Pietro era malata e  aveva la febbre alta. Nell’antichità la febbre, più che un sintomo, era considerata una vera e propria malattia. Gesù si avvicinò e la sollevò  prendendola per la mano: la febbre era scomparsa. Il centro del brano evangelico è proprio in quell’espressione «la sollevò», in greco è usato il verbo egeírō, lo stesso usato nel NT per la risurrezione di Gesù dai morti. E’ la stessa forza divina, che sul Golgota sconfiggerà la morte, che ora guarisce una persona. Il  gesto della mano di Gesù  è per questa donna la stessa mano di Dio che interviene nella sua vita per liberarla dal male e donarle nuova vita.

Harmenszoon van Rijn Rembrandt, in questa piccola opera fatta a inchiostro e oggi custodita al Fondation Custodia di Parigi, fissa l’attenzione proprio sul gesto fatto da Gesù.

L’artista olandese ‘pulisce’ la scena da tutti gli altri personaggi presenti; accenna solo l’idea di un giaciglio su cui la malata giaceva. Ciò che traspare, arrivando fino all’osservatore, è proprio il movimento: Gesù l’ha presa per mano e la sta sollevando.

Sembra di percepire le parole di Giobbe: Quando mi alzerò? La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba. Ecco, è arrivata l’alba, il nuovo giorno: la vita nuova è entrata in quella stanza.

E’ lo stesso gesto, la stessa esperienza che ciascun credente fa: essere presi per mano da Gesù e sollevati, raddrizzati, indirizzati verso la felicità. Solo Lui può guarirci …a noi  la forza e il coraggio di chiederglielo!