Gustate e vedete come è buono il Signore (1)

Il vero pane vivente

Continua, questa domenica e la prossima, la lettura del sesto capitolo del vangelo di Giovanni. Attraverso una struttura elicoidale, l’evangelista ritorna in modo ripetitivo, quasi asfissiante, sul discorso del pane, è Gesù il vero pane vivente disceso dal cielo, dono del Padre agli uomini.

Il fulcro di tutta la storia umana è questo: Dio è ‘disceso’ in mezzo agli uomini per diventare tutt’uno con essi. Si è fatto cibo per essi perchè possano assimilarne la divinità, possano indiarsi,diceva Dante. Solo cibandoci di Dio l’uomo può percepire in sé Vita eterna. E’ quanto proclama il salmo 33 che la liturgia ci propone in entrambe le domeniche: Gustate e vedete quanto è buono il Signore.

Gustare Dio

Proviamo a riflettere sui due verbi suggeriti dal salmo, questa settimana sul verbo gustare, la prossima sul verbo vedere.  Lo facciamo attraverso la meravigliosa tela di Caravaggio La cena di Emmaus, dipinta nel 1601 ed ora custodita al National Gallery di Londra. Seppur riferentesi ad un altro episodio evangelico, descritto dall’evangelista Luca, essa ben si adatta alla nostra riflessione.

Gesù Cristo è giovane e imberbe, come il Buon Pastore dell’arte paleocristiana. Ai suoi lati i due discepoli, Cleofa a sinistra e l’altro a destra. Siedono tutti e tre intorno ad una tavola imbandita serviti da un oste. I personaggi, su cui ci soffermeremo in seguito, hanno una tale dinamicità che l’osservatore si sente coinvolto nella scena, proiettato all’interno di quella bettola dove avvenne l’incontro.

Ma intanto poniamo la nostra attenzione  sul primo verbo proposto dal salmo e sulla tavola del capolavoro caravaggesco.

 Per la cultura biblica gustare comporta la conoscenza, non solo intellettiva ma sapienziale, che coinvolge tutta la persona. Anche il latino assume tale significato:

 “Il latino testimonia un’intuizione che sembra assente in molte lingue moderne: le parole che indicano ‘sapere’ e ‘gustare’ hanno la medesima radice: sapere… Conoscere qualche cosa è gustarne il sapore, sentirne l’effetto sul corpo. Le cose non sono nulla in se stesse… La realtà non è il crudo, ‘la cosa in sé’…. è il risultato di una trasformazione mediante l’alchimia del fuoco, è il cibo che il mio corpo assume. La realtà è l’incontro tra la bocca e il cibo, tra il desiderio e il suo oggetto. Come suggerisce Martin Buber, non è qui e nemmeno là: è nella ‘relazione tra’”[R. A. Alvès, Parole da mangiare, Qiqajon, 1998, 118-119].

Simboli Cristologici

La tavola di Caravaggio è imbandita con una serie di oggetti con un denso riferimento cristologico.

C’è anzitutto il pane: tre pezzi di pane, chiaro riferimento eucaristico, che rimandano al racconto della cena dove Gesù risorto si rivelò.

Ci sono le brocche con l’acqua e il vino, anch’esse possono essere lette con riferimento sacramentale ma, si può aggiungere una lettura patristica: il vino rimanda al sangue di Cristo, l’acqua trasparente alla sua anima immacolata.

Ci sono poi i frutti del canestro, anch’essi con una duplice interpretazione. Come detta la tradizione iconologica classica, indicano gli insegnamenti dell’Antico e Nuovo testamento.  Molto forte è anche la valenza cristologica. Sembra che il pittore si sia preoccupato di enfatizzare quest’ultima trasformando le ombre dei frutti nel profilo posteriore di un pesce, simbolo cristiano per eccellenza.

Infine il pollo, un errore cronologico, uno sberleffo da parte del pittore? No. Un’adattamento cronologico. Sebbene non presente alla mensa di quei discepoli, mentre molto comune all’epoca del pittore, il pollo, probabilmente arrosto, indica la violenza a cui Gesù, vittima sacrificale, fu sottoposto.

Su quella tavola c’è, a disposizione dei discepoli, tutto il mistero della Rivelazione.

Prende così  pienezza di significato l’invito del salmista a  gustare il Signore. Come dice la Sapienza: «Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato» (Prov. 9, 3). Gustare il Signore significa proprio questo: fare come nostra risorsa di sopravvivenza tutto il mistero della Rivelazione che ha il suo culmine nel sacrificio di Gesù, il Figlio di Dio, il Pane che dà vita.